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Baladin News

Ricerca e Sviluppo-il pensiero Baladin

Il pensiero che guida le attività di ricerca e sviluppo del birrificio agricolo Baladin sono da ricercarsi in un messaggio chiaro e conciso lanciato da subito, nel 1996, dal suo fondatore e mastro birraio Teo Musso: “gusto in evoluzione”.
E’ proprio questa tendenza a voler evolvere a 360 gradi il prodotto, le tecniche produttive, il pensiero, la comunicazione che hanno guidato e guidano la visione di Baladin e che lo rendono un esempio a cui in tanti si ispirano. A titolo esemplificativo, illustriamo alcune tappe importanti di questo percorso di evoluzione.
 

- Il prodotto: le birre Baladin, fin dall’inizio della loro presentazione sul mercato, si sono presentate come un prodotto unico, spesso in controtendenza con il mercato classico del segmento birra. Sono infatti state create con il chiaro intento di essere proposte in abbinamento al cibo. Da qui la ricerca attenta e quasi maniacale dell’equilibrio dei sapori e dei profumi, utilizzando ingredienti italiani ma non solo, per non dare limite alle possibilità di esplorazione di nuovi aromi e gusti. Una ricerca di equilibrio con la chiara volontà di creare un prodotto unico, riconoscibile ma che anche se ricco di personalità, non coprisse i sapori del cibo con cui veniva abbinato. Anzi, proprio attraverso l’abbinamento, ne esaltasse le caratteristiche.
- Il packaging: l’idea, l’ambizione di Teo Musso e di Baladin era ed è di diffondere la conoscenza, la cultura del mondo brassicolo italiano, ovviamente, quello artigianale. Per far questo occorreva che il prodotto fosse disponibile sul mercato e non solamente distribuito a carattere locale. Di qui un’importante scelta di packaging: la distribuzione in bottiglia e non in fusto. Ma perché parlare di scelta innovativa? Per alcune ragioni: innanzi tutto, il fusto non identificava il prodotto come invece poteva farlo un’etichetta posta su di una bottiglia ma non solo; la bottiglia Baladin doveva essere servita allo stesso tavolo in cui si vendeva il vino e con pari dignità. Ecco quindi una grande scelta lungimirante, innovativa: la volontà di creare una bottiglia unica, identificativa del birrificio a cui abbinare un’etichetta dalla forma identificativa e in cui spiccasse principalmente il nome della birra stessa addirittura utilizzando un lettering creato appositamente. Sembrerebbe una scelta di marketing attenta ma se rapportata all’inizio del movimento della birra artigianale in Italia ed inserita in un contesto di mercato acerbo, praticamente agli esordi, si dimostra una scelta innovativa molto significativa.
- Nuovi canali di distribuzione: Baladin ha aperto un nuovo canale di distribuzione della birra: la ristorazione. Capiamo meglio: ovviamente la birra veniva venduta ai ristoranti da ben prima che la prima bottiglia di Baladin fosse proposta ma era l’approccio alla vendita che differiva. La birra veniva venduta dai distributori senza particolari attenzioni come complemento alla vendita del vino e dell’acqua ma soprattutto i ristoratori la proponevano senza un obiettivo di vendita definito se non quello di soddisfare le saltuarie richieste di chi non voleva acquistare il vino. Baladin ha modificato questo approccio: come la birra è stata imbottigliata, sono state distribuite 500 confezioni di prodotti ad altrettanti ristoratori. La lettera di accompagnamento parlava di carta delle birre, di abbinamenti e spiegava come servire la birra chiara (la ISAAC) in abbinamento ai cibi “chiari” e la birra ambrata (la Super) in abbinamento ai cibi “colorati”. Sembra un approccio elementare e lo era ma nel momento in cui venne proposto era assolutamente innovativo. E’ stato un primo tassello di un lungo percorso di istruzione che oggi sta dando i suoi frutti. Ad accorgersi di questa innovazione è stato il produttore Carlsberg che nel 2005 ha assegnato a Teo Musso e Baladin il premio per l’innovazione “semper Ardens awards for beer culture”, destinato a chi abbia saputo contribuire allo sviluppo della cultura “birraria” nel mondo. Teo, primo italiano a ricevere il premio, è stato riconosciuto come “promotore della cultura della birra nel mondo della gastronomia e della ristorazione”.
- La sostenibilità: nessun progetto, seppur virtuoso e lungimirante può sopravvivere a lungo senza il focus sulla sua sostenibilità. Essere visionari sì ma concreti. Baladin ha creato una serie di presupposti e condizioni che hanno permesso al brand e al prodotto di svilupparsi e divenire una realtà concreta sul mercato. Innovativo è stato l’approccio alla distribuzione con la creazione di un’azienda specifica per la distribuzione del prodotto sul territorio italiano e per la gestione dei rapporti con l’estero. Scelta coraggiosa e innovativa, non la strada più facile (sarebbe stato più rapido e meno rischioso affidarsi ad un distributore terzo) ma che ha creato i presupposti per l’azienda di conoscere in prima persona il mercato. Innovativi sono stati gli sforzi di voler creare le basi per lo sviluppo di una filiera corta che prevedeva l’impegno diretto nella produzione della materia prima e da cui è nato il primo prodotto 100% fatto con materie prime italiane (la birra Nazionale) che tra gli altri ingredienti utilizza luppolo italiano proveniente da una coltura sperimentale riconducibile a Baladin. Innovativo sarà il divenire un birrificio (forse il primo) totalmente autonomo. Dalla produzione della materia prima, passando per la sua trasformazione, alla produzione, l’ottimizzazione delle risorse energetiche fino alla sua distribuzione.
- La filiera agricola: “Perché la Birra è Terra!” questo è il messaggio innovatore lanciato da Teo Musso e da Baladin parecchi anni fa. Ancora, sembra una frase scontata ma non lo è! Nel mondo del vino è normale creare una contatto diretto tra agricoltura e prodotto. Nel mondo della birra, fino ad oggi, non era così; il prodotto sembrava quasi frutto di alchimie chimiche ma in realtà il legame con la terra e l’agricoltura è profondo. Lo scopo principale di creare una filiera corta è di assumersi la responsabilità in prima persona dell’intero ciclo di produzione delle proprie birre, partendo, ovviamente, dalla terra e dalle materie prime che da essa vengono generate. E’ un percorso lungo e impegnativo iniziato nel 2006 con i primi campi sperimentali di coltura di cereali destinati all’uso brassicolo in Piemonte. Dai primi 4 ettari si è giunti oggi ai 130 di Melfi, in Basilicata dove le condizioni atmosferiche sono più favorevoli. Baladin è dal 2012, con orgoglio, un birrificio agricolo. Produciamo orzo ma anche, elemento indiscutibilmente innovativo in Italia, il luppolo.
- La ricerca dell’ottimizzazione energetica: la tendenza alla ricerca dell’ottimizzazione delle fonti energetiche è un obiettivo che accompagna la vita di Baladin e che nel breve diverrà ancora più concreto grazie alle innovazioni che verranno introdotte nel prossimo impianto di produzione. Attualmente l’uso di energia solare, abbinato al ricircolo del calore prodotto dal processo di produzione e al rinnovo delle acque esauste trasformate per essere reintrodotte nell’ambiente e all’acquisto di energia prodotta da filiera controllata, sono le chiavi di lettura del risparmio energetico in atto. Il futuro prossimo vedrà l’ambizioso obiettivo di disconnettere al 100% la produzione da fonti energetiche esterne all’impianto stesso.
- Birra: cultura e condivisione – il progetto “OPEN”: il successo di Baladin va anche ricercato nell’innovativa apertura verso il consumatore e verso i competitor. Questo si concretizza con il progetto Open. Open nasce come la prima birra “open source” d’Italia pubblicandone online la ricetta perché gli appassionati homebrewer potessero replicare una birra prodotta professionalmente. Obiettivo: diffusione di interesse attraverso un canale di comunicazione innovativo. Il progetto si è evoluto nei pub “Open” dove non si vende solamente il prodotto di Baladin ma anche birre “terze” prevenienti da birrifici artigianali italiani selezionati (birra in fusto e 100 etichette di birra in bottiglia). Obiettivo: innovazione nel comunicare un mondo nuovo, quello della birra artigianale italiana, offrendo un’importante vetrina ai produttori. Open Baladin Fest: un festival della birra artigianale italiana dove i produttori sono inviati a partecipare in qualità di ospiti per raccontarsi, raccontare il loro mondo e i loro prodotti. 160 birre alla spina. Obiettivo: proporre un concetto innovativo di comunicazione nei confronti di un pubblico di massa. E ultimo in ordine cronologico il kit Open: in fase di sviluppo e che vedrà la creazione di un preparato di qualità per birra fatta in casa. Obiettivo: coinvolgere chiunque attraverso un innovativo kit di preparato per birra che possa ampliare ulteriormente la conoscenza del prodotto e del mondo che vi sta alle spalle.
 

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